Il mondo imprenditoriale è in continua evoluzione. Mai come in questi ultimi anni stiamo assistendo a una persistente crescita dell’interesse nei confronti sia dell’impatto sociale delle attività di impresa, sia – e soprattutto – degli aspetti reputazionali e di responsabilità sociale delle aziende.

Tutto ciò ha portato, nel 2016, all’introduzione della disciplina delle Società Benefit in Italia – primo paese al mondo fuori dagli Stati Uniti a dotarsi di una normativa specifica relativa a tali enti societari. Tuttavia, ancora oggi si tende a fare confusione tra le due diverse nozioni di Società Benefit e B Corp.

Le Società Benefit e le B Corp, è bene chiarirlo fin da subito, rappresentano due modelli complementari.

Le prime sono società che hanno deciso di formalizzare e, così facendo, di curare la propria mission nel medio e lungo termine, attraverso l’integrazione dell’oggetto sociale nello statuto, con la descrizione degli impatti sulla società e sull’ambiente che l’impresa si prefigge nell’esercizio della sua attività.

Le B Corp certificate, invece, sono società con scopo lucrativo (for profit) che interpretano il business come uno strumento per prendersi cura di un’ampia pluralità di portatori di interessi, oltre alla sola cerchia dei soci. La certificazione viene rilasciata dall’ente non-profit privato B-Lab, con sede legale in Pennsylvania, alle imprese che raggiungano almeno il punteggio minimo di 80 punti su 200 nel c.d. “Benefit Impact Assessment” (BIA). Quest’ultimo, completamente gratuito e reperibile online, è uno standard di misurazione e analisi dell’impatto prodotto dalle singole aziende e consente un benchmark puntuale e una misurazione attendibile in base a settore di appartenenza, dimensioni e area geografica in cui una data azienda opera.

In altre parole, l’obiettivo della certificazione è quello di identificare le imprese con la più alta percentuale di performance di impatto relative al governo di impresa (governance), ai dipendenti (workers), alla comunità (community), ai clienti (customers), all’ambiente (environment) e al modello di business (business model).

I due modelli sopra richiamati presentano sia elementi comuni, sia elementi di diversità.

Da un lato, infatti, gli amministratori delle Società Benefit, così come quelli delle B Corp certificate, hanno l’obbligo di tenere conto degli effetti delle loro decisioni, oltre che sugli azionisti, anche sugli stakeholder; inoltre, per entrambe le tipologie aziendali è obbligatorio rendere pubblico un rapporto che valuta i loro impatti complessivi, redatti secondo uno standard indipendente.

Dall’altro lato, invece, mentre le performance delle Società Benefit vengono autodichiarate, quelle delle B Corp, come detto, sono verificate e certificate da B-Lab attraverso il BIA; secondariamente, mentre l’unica verifica nel tempo cui devono sottostare le Benefit è quella riferita ai requisiti di trasparenza, le B Corp hanno l’onere di rinnovare la certificazione ogni due anni.

Oltre a ciò, giova evidenziare che le B Corp certificate, a differenza delle Società Benefit, hanno accesso a una ampia gamma di servizi e supporto da parte di B-Lab, oltre a poter usare il brand e il logo “Certified B Corp” sui loro prodotti e in tutte le loro comunicazioni.

Nello scenario così delineato, pertanto, a un’impresa si aprono varie possibilità:

  • la stessa può, infatti, decidere di modificare il proprio statuto e trasformarsi in Società Benefit; il BIA è uno degli standard che può essere utilizzato per valutare l’impatto generato. Sul punto, appare doveroso sottolineare che una Società Benefit non ha alcun obbligo di ottenere la previa certificazione B Corp;
  • viceversa, essa può utilizzare lo strumento del BIA per valutare i propri impatti (che l’impresa sia o meno Società Benefit) e poi, a seconda del punteggio ottenuto, decidere se e quando diventare una B Corp tramite l’ottenimento volontario della certificazione. Analogamente a quanto detto sopra, infatti, per ottenere tale certificazione, non è necessario trasformarsi previamente in una Società Benefit;
  • infine, può decidere di trasformarsi in Società Benefit e, al contempo, di ottenere anche la certificazione B Corp. Da tale prospettiva, occorre ricordare il legame che intercorre, nel nostro Paese, tra i due modelli. Allo stato attuale, infatti, in Italia le B Corp certificate sono tenute a modificare il proprio statuto e trasformarsi in Società Benefit se vogliono conseguire il rinnovo della certificazione.

Attraverso il riconoscimento nella legislazione italiana delle Società Benefit si è assistito, per la prima volta, alla codificazione e al passaggio da uno scopo puramente di lucro a uno scopo duplice, riconosciuto allo stesso tempo dagli stakeholder e dagli shareholder.

Per un’impresa di questo tipo il duplice scopo rappresenta un’opportunità, più che un vincolo: la gestione delle Benefit ha infatti finalmente la possibilità di perseguire anche gli interessi della comunità, e non solo quelli degli azionisti. Partendo da questo punto di vista, dunque, la forma giuridica rappresenta un aspetto integrativo, che permette di allineare e proteggere gli obiettivi di tutte quelle società che abbiano già a monte optato di riportare in modo chiaro e completo il loro impatto economico e sociale, misurato con lo stesso rigore che, di regola, è riservato ai risultati economici e finanziari.

Per di più, diventare una Società Benefit comporta indubbi vantaggi sia in termini di investimento, sia in termini reputazionali.

Per prima cosa, tale forma societaria risulta essere più attraente per gli investitori, poiché offre agli stessi maggiori tutele legali, responsabilità e trasparenza nel perseguire i propri obiettivi. Le Benefit possono anche accelerare la due diligence degli investitori stessi poiché producono un rapporto di impatto annuale, che descrive le attività finalizzate alla creazione di un beneficio comune.

In secondo luogo, esse mostrano di prestare attenzione alla tutela di ambiente, sicurezza, tradizione e forza lavoro, i quali rappresentano i primi criteri di scelta e determinazione all’acquisto per una platea sempre più ampia di consumatori consapevoli.

Per ultimo, non va dimenticato che di recente si sta assistendo a un parziale superamento dell’inziale atteggiamento del legislatore italiano, per lungo tempo restìo a introdurre agevolazioni fiscali nei confronti di detta forma giuridica. Nell’ultimo Decreto Rilancio, infatti, è stato riconosciuto un primo contributo sotto forma di credito di imposta, nella misura del 50 per cento, al fine di abbattere i costi di costituzione o trasformazione in Società Benefit, sostenuti a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto al 31 dicembre 2020.